Un volume racconta la storia del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese

Il Cardinale Péter Erdő – Arcivescovo di Esztergom-Budapest e Primate d’Ungheria – ha presentato, lo scorso 15 novembre, il volume sul Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese in Urbe, curato dal rettore dello stesso Monsignor Tamás Tóth.

L’Istituto è situato a Roma presso Palazzo Falconieri, in Via Giulia, dove ha sede anche l’Accademia d’Ungheria. Vi sono ospitati i sacedoti magiari che perfezionano i propri studi a Roma.

Nel suo intervento il Cardinale Erdő – che ha alloggiato negli anni ’70 presso il Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese in Urbe – ha ricordato come questo istituto sia stato – ache durante il regime comunista – un vero e proprio baluardo della presenza della Chiesa ungherese nella Città Eterna. L’istituto ha anche accolto numerosi profughi ungheresi dopo la repressione sovietica del 1956.

“Studiare a Roma – ha spiegato il Primate d’Ungheria – significa un’apertura unica verso la cultura internazionale e un’opportunità singolare di costruire dei rapporti con i professori e studenti di tutto il mondo”.

Il volume, edito in italiano e ungherese, raccoglie numerosi documenti e fotografie finora mai pubblicate.

In occasione del 75/mo anniversario della fondazione del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese in Urbe, Papa Francesco ha scritto una lettera al Cardinale Erdo auspicando che l’Istituto possa sostenere “anche nel futuro, nel miglior modo possibile, tanto il progresso intellettuale e spirituale di tutti i sacerdoti ungheresi e degli allievi che vi risiedono quanto la loro più stretta comunione con la Chiesa Cattolica e il Romano Pontefice”.

ACI Stampa

Pubblicato in 2017

Riapertura di una Chiesa danneggiata dal sisma del 2016

Tolentino. Apertura chiesa del Sacro Cuore Vespri Pontificali in rito antico

Sabato 9 dicembre 2017. Primi Vespri Pontificali al faldistorio della Festa della Traslazione della Santa Casa di Loreto per la riapertura della Chiesa del Sacro Cuore di Tolentino (detta dei “sacconi”) riportata all’antico splendore grazie al generoso contributo del Governo Ungherese rappresentato dall’On.Zoltán Balog, Ministro per le Risorse Umane, e dall’ On. Miklós Soltész, Sottosegretario ai Rapporti con le Chiese.

Hanno preso parte al solenne rito S.E. Arciduca Eduard Habsburg-Lothringen, Ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede e di S.E. Dott. Ádám Zoltán Kovács, Ambasciatore di Ungheria in Italia.

I Vespri Pontificali sono stati officiati da S.E.R. Mons. Giuseppe Sciacca, Vescovo titolare di Fondi, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, alla presenza delle LL.EE. Rev.me Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, e di Mons. Lajos Varga, Vescovo ausiliare di Vác.

Hanno presenziato inoltre Mons. László Németh, Presidente della Fondazione di Santo Stefano, Coordinatore nazionale degli ungheresi in Italia, Mons. Tamás Tóth, Rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese (Roma), Rappresentanti delle Confraternite locali e nazionali del Coordinamento Nazionale “Summorum Pontificum” e di Juventutem Internationalis. Diversi gli Ecclesiastici venuti da diverse parti d’Italia particolarmente graditi alcuni Monaci benedettini di Norcia a cui il priore della confraternita ha rivolto un particolare e commosso saluto.

Fonte

Foto: PMI

Pubblicato in 2017

L’incoraggiamento del Papa ai vescovi ungheresi, in visita ad Limina

La ricchezza identitaria dei Paesi del Vecchio Continente, così come la questione dell’integrazione e dei cristiani perseguitati: sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’incontro odierno tra Papa Francesco e i presuli della Conferenza episcopale di Ungheria, in visita “ad Limina Apostolorum”. Prima dell’udienza, il Pontefice ha benedetto la Croce del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, che avrà luogo a Budapest tra il 13 e il 20 settembre 2020. Il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, ha raccontato i particolari della visita al microfono di Agnes Gedo della redazione ungherese.

R. – È stato un incontro impressionante, come una visita nella casa paterna. Tutti noi siamo stati incoraggiati e accolti con tanta tenerezza. All’inizio, presentando questa croce, abbiamo raccontato al Santo Padre come, prima di ogni congresso eucaristico internazionale anche da noi ci sarà un simbolo che sarà portato in giro per tutto il Paese per iniziare una missione, una nuova evangelizzazione, come preparazione pastorale del congresso eucaristico. E questa croce di tre metri contiene anche le reliquie dei santi ungheresi, martiri soprattutto. Abbiamo ringraziato il Santo Padre anche per il decreto di beatificazione di Janus Brenner.

D. – L’ultima visita ad limina risale al 2008. In questi nove anni, il mondo è un po’ cambiato. Quali sono le sfide di oggi per la Chiesa e per la società ungherese?

R. – Direi che ci sono nuove opportunità; direi che la nostra presenza in campo educativo e scolastico si è allargata. Adesso circa l’11 percento delle scuole è sotto la gestione della chiesa cattolica in Ungheria. Il finanziamento statale di queste scuole è assicurato, quindi c’è un’uguaglianza rispetto agli altri settori. Esiste anche una grande possibilità di insegnare la religione nelle scuole pubbliche e lì ci troviamo di fronte ad una situazione missionaria: è una possibilità di avvicinamento di offerta pastorale, di presa di contatto con le famiglie per iniziare un cammino verso la fede, verso la comunità cattolica.

D. – Quali gioie, speranze o difficoltà avete affidato al Santo Padre? Come è stato il suo incoraggiamento?

R. – Abbiamo raccontato naturalmente anche di problemi , come quello demografico. L’Ungheria è un Paese invecchiato e siccome il livello dei salari è molto basso, di conseguenza molti giovani vanno a lavorare in Occidente. Inoltre, abbiamo naturalmente anche altri problemi e sfide come per esempio l’integrazione  nella società di diversi gruppi che vivono nella periferia. Ci sono zingari, rom, che costituiscono più dell’otto percento della popolazione. Per loro ci sono già delle strutture pastorali, ci sono centri di formazione di responsabili laici zingari che lavorano quindi nelle loro comunità; poi abbiamo anche la traduzione completa della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento in lingua lovari, che abbiamo consegnato al Santo Padre. Gli abbiamo anche chiesto cosa pensasse della traduzione delle Santa Messa. Ci ha incoraggiati con grande gioia e ci ha detto: “Dovete procedere. Questa è la via giusta”. Un’altra questione era quella sociale: il sostegno ai senzatetto, agli handicappati, i centri di coppie, di persone, in crisi. Abbiamo parlato anche delle nostre esperienze con le chiese cristiane perseguitate, perché in Ungheria arrivano non tanto profughi cristiani, ma i patriarchi e vescovi orientali del Medio Orientali o vescovi della Nigeria, che raccontano in modo molto concreto la situazione dei cristiani del loro Paese. Cerchiamo anche di aiutare. Finora abbiamo organizzato due collette nazionali per tutte le chiese: una per una scuola costruita per i profughi nella città di Erbil, in Nord Iraq e un’altra per la ricostruzione di un villaggio cristiano sempre in Iraq. Inoltre,  insieme all’episcopato ceco, polacco, croato e slovacco stiamo portando avanti una terza colletta per raccogliere del denaro per la Caritas Libano. La Caritas libanese sostiene dei campi in Libano per i profughi, cristiani e non cristiani, provenienti dalla Siria, dall’Iraq e altri Paesi.

Radio Vaticana

Pubblicato in 2017

Papa al Clero: pensate in grande

Guardare sempre in alto e pensare in grande: l’invito di Papa Francesco a tutti i sacerdoti, specie i preti giovani, rivolto durante l’udienza – 1 giugno 2017 – ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per il Clero.

Chi riceve il “grande dono del ministero ordinato” ha davanti “una strada affascinante e insieme esigente”, ha ricordato Francesco, richiamando la necessità di una formazione integrale, così come indicato nel recente documento Ratio Fundamentalis. E, riflettendo sul “fascino della chiamata” e le “esigenze impegnative” che comporta, il Papa si è soffermato in particolare sui “giovani preti”, “che vivono la gioia degli inizi del ministero e, insieme, ne avvertono il perso”.

“Il cuore di un giovane prete vive tra l’entusiasmo dei primi progetti e l’ansia delle fatiche apostoliche, nelle quali si immerge con un certo timore, che è segno di saggezza”.

Sulle sue spalle iniziano a gravare le “responsabilità”, i “numerosi impegni pastorali” e le “attese del Popolo di Dio”. Allora “Come vive tutto questo un giovane prete? Che cosa porta nel cuore?

“Di che cosa ha bisogno perché i suoi piedi, che corrono a portare il lieto annuncio del Vangelo, non si paralizzino davanti alle paure e alle prime difficoltà?”

Anzitutto – ha osservato il Papa – non etichettiamo i giovani come “generazione liquida, priva di passioni e di ideali”. Se “ci sono giovani fragili, disorientati, frammentati o contagiati dalla cultura del consumismo e dell’individualismo”, questo non ci impedica di guardare ai giovani “creativi e fantasiosi, coraggiosi nel cambiare”, capaci di “spendersi per gli altri o per ideali” come “solidarietà”, “giustizia” e “pace”.

Quindi l’invito di Francesco a guardare ai preti giovani, illuminati dalla Parola di Dio:
“Ecco quello che vorrei dire ai sacerdoti giovani: voi siete scelti, siete cari al Signore!”

Poi una considerazione:
“Com’è importante che i preti giovani trovino parroci e vescovi che li incoraggiano in questa prospettiva, e non solo li aspettano perché c’è bisogno di ricambio e di riempire posti vuoti!”

Dunque un serio richiamo a verificare l’autenticità della loro vocazione e non lasciarli mai soli:
“…se tu vescovo, sai che nella lista delle chiamate che ti lascia il tuo segretario o la tua segretaria, ha chiamato un prete e tu hai l’agenda piena, quello stesso giorno, alla sera o il giorno dopo – non di più – richiamalo al telefono e digli come sono le cose, valutate insieme, se è urgente, non urgente … Ma l’importante è che quel prete sentirà che ha un padre, un padre vicino…”

Infine tre raccomandazioni a tutti i sacerdoti specie ai preti giovani:
“pregare senza stancarsi, camminare sempre e condividere con il cuore”.

“Pregare senza stancarsi”, a costo di addormentarsi per la stanchezza davanti al Tabernacolo:
Ma addormentati, che al Signore piace quello! Ma stai lì, davanti a Lui”.

“Camminare sempre perché un prete non è mai ‘arrivato’”:
“Perciò, aggiornarsi sempre e restare aperti alle sorprese di Dio!”

Combattere “il tarlo dell’autoreferenzialità”, “stare in rete”, senza “fissarsi nei propri schemi”.“Condividere con il cuore”, perché la vita sacerdotale “non è un ufficio burocratico di pratiche religiose o liturgiche da sbrigare.”:
“Abbiamo parlato tanto del ‘prete burocrate’ – no? – sul clerico di Stato e non il pastore del popolo …”

Ha quindi concluso Francesco:
“…vivere la vita sacerdotale guardando in alto e pensando in grande”.

 

Il servizio di Roberta Gisotti

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Pubblicato in 2017

PRESENTAZIONE DEL LIBRO/ ANTAL MOLNÁR – TAMÁS TÓTH: IL PALAZZO FALCONIERI DI ROMA

Intervengono: Cardinale Erdő Péter, Farbaky Péter, Szörényi László. Moderatore: Soóky Andrea

Con traduzione simultanea

PRESENTAZIONE DEL LIBRO/
ANTAL MOLNÁR – TAMÁS TÓTH: IL PALAZZO FALCONIERI DI ROMA

Intervengono:
Cardinale Erdő Péter, Primate d’Ungheria, Arcivescovo di Esztergom-Budapest
Farbaky Péter storico dell’arte, Direttore generale del Museo Storico di Budapest
Szörényi László storico della letteratura, già Ambasciatore d’Ungheria a Roma
Moderatore: Soóky Andrea (Casa Editrice Balassi)

Il palazzo Falconieri, opera di uno dei maggiori maestri dell’arte barocca universale, Francesco Borromini,
è situato all’inizio di via Giulia, una delle strade più prestigiose di Roma. Dal 1927 l’edificio è proprietà dello Stato ungherese, sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma e del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese, bastione simbolico della cultura ungherese e del cattolicismo nella Città Eterna.

Con traduzione simultanea

In occasione della presentazione il libro può essere acquistato a prezzo scontato.

Prenotazione obbligatoria: iicbudapest@esteri.it

SI INFORMA IL PUBBLICO CHE A CAUSA DEL NUMERO ALTO DI PRENOTAZIONI L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA NON PUO’ GARANTIRE IL POSTO A SEDERE

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Pubblicato in 2016

Lettera del Papa per i 75 anni del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese

“Il Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese sostenga anche nel futuro, nel miglior modo possibile, tanto il progresso intellettuale e spirituale di tutti i sacerdoti ungheresi e degli allievi che vi risiedono quanto la loro quanto più stretta comunione con la Chiesa Cattolica e il Romano Pontefice”: è quanto auspica il Papa in una lettera per i 75 anni dell’Istituto indirizzata al cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e primate d’Ungheria.

Il Papa ricorda che “a causa delle varie difficoltà provocate in Ungheria dal regime comunista, non soltanto i pastori e i fedeli della Chiesa Cattolica che vivevano in quella nobile nazione subirono ingiurie e si trovarono esposti al pericolo, ma anche questo istituto. Per tale ragione esso all’epoca chiese e ricevette aiuto dalla Santa Sede”. Il Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese è stato fondato da Pio XII, il 16 luglio 1940.

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Pubblicato in 2016

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II AI VESCOVI, SACERDOTI E FEDELI UNGHERESI

Venerdì, 6 aprile 1979

Venerati e cari Fratelli!

1.Non posso non manifestarvi la profonda gioia, che provo oggi per il mio primo incontro con un gruppo così cospicuo di Presuli, di Sacerdoti e di Fedeli, con a capo il Cardinale László Lékai, convenuti a Roma per il quarto centenario della fondazione del Collegio Germanico-Ungarico.

Tale data è già stata solennemente celebrata domenica scorsa alla presenza di Porporati e di Presuli, di alte Autorità ungheresi, degli Ambasciatori della Repubblica Federale di Germania e dell’Austria, e di altre Personalità; ed è stata ricordata, in tale occasione, l’alta missione svolta, per secoli, dal Collegio Germanico-Ungarico nella formazione di Sacerdoti santi e dotti, assurti poi non di rado ad alte responsabilità nella Chiesa.

Come è noto, nel 1579, il mio Predecessore Gregorio XIII fondava il Collegio Ungarico. Poco prima, nell’anno 1573, aveva istituito il nuovo Collegio Germanico, collegandosi idealmente a un’intenzione di Sant’Ignazio di Loyola.

Poiché il Collegio Ungarico non poteva, esser dotato di mezzi sufficienti, nell’anno seguente alla sua fondazione, cioè nel 1580, il Papa lo unì al Collegio Germanico, e diede disposizioni al Nunzio Apostolico Malaspina di inviare a Roma dall’Ungheria dodici studenti. Ma il Rappresentante Pontificio ne poté mandare soltanto uno, poiché la vostra Nazione in quell’epoca era sotto l’occupazione straniera.

Numerosi e zelanti Sacerdoti, e anche Vescovi di grande prestigio, sono usciti da questo Collegio: basti ricordare le grandi personalità di Emerico Losy, Giorgio Lippay, Giorgio Szelepcsenyi, che nel secolo XVII organizzarono la vita della Chiesa, allora funestata da scissioni. Non voglio passare sotto silenzio la figura di Benedetto Kisdy, i cui mirabili canti ancora risuonano nelle vostre chiese.

Ma su tutti sovrasta il grande pensatore, teologo ed oratore del secolo scorso, Otokar Prolaszka, Vescovo di Szekesfehérvár.

Questa missione, per quanto concerne l’Ungheria, è stata da qualche tempo interrotta; ma si ha notizia che prossimamente essa riprenderà. Formulo pertanto fervidi voti perché i Sacerdoti ungheresi, che saranno formati nel Collegio Germanico-Ungarico, siano di gloria per la Chiesa e per la Patria.

Saluto in modo particolare il già menzionato Cardinale Primate, i Confratelli nell’Episcopato, e tutti gli altri ex alunni del Collegio Germanico-Ungarico, qui presenti o rimasti in Ungheria.

Ma in questi giorni voi celebrate anche il 50° anniversario dell’apertura nell’Urbe dell’Istituto Ecclesiastico Ungherese, che nel 1940 riceveva il sigillo dell’approvazione della Santa Sede.

Mi è caro ricordare che, anche in tale Istituto, sono state educate e formate schiere di sacerdoti per il bene della Chiesa e della Patria. Mi piace salutare i Presuli, già alunni od anche rettori dell’Istituto; e con loro intendo salutare, con stima ed affetto, tutti i sacerdoti che hanno frequentato l’Istituto Ecclesiastico Ungherese di Roma.

La Chiesa, Madre e Maestra, ha il diritto e il dovere di fondare e dirigere Istituti nei quali essa con piena libertà, possa formare ed educare i suoi figli.

“La Santa Madre Chiesa – afferma il Concilio Vaticano II – nell’adempimento del mandato ricevuto dal suo divin Fondatore, che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di instaurare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione al cielo, e perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso ed allo sviluppo dell’educazione” (Gravissimum Educationis, Intr.). Ed ancora: “…Questo Santo Sinodo ribadisce il diritto della Chiesa a fondare liberamente e a dirigere le scuole di qualsiasi ordine e grado, già dichiarato in tanti documenti del Magistero, e ricorda che l’esercizio di un tale diritto moltissimo contribuisce anche alla tutela della libertà di coscienza e dei diritti dei genitori come pure allo stesso progresso culturale” (Ivi, 8).

La fausta ricorrenza del 50° anniversario di apertura nell’Urbe del vostro Istituto dà occasione, a me e a voi, per una breve riflessione circa l’importanza fondamentale e primaria, per la vita stessa della Chiesa, della formazione di Sacerdoti che siano, ad un tempo, santi, che vivano cioè intensamente in unione con Cristo (cf. Gv 15,9ss.), modellando la loro vita sulla sua (Gal 2,20; Fil 1,21) e realizzando giorno per giorno le esigenze, talvolta dure, del Vangelo (cf. Mt 16,24; Mc 8,34); e siano altresì dotti, cioè profondi conoscitori della Parola di Dio, della Sacra Dottrina, dell’insegnamento del Magistero della Chiesa, e capaci di comunicare tale insegnamento per illuminare e orientare i fedeli, mostrandosi così autentici “ministri della Parola” (cf. Lc 1,2; At 6,4; 20,24; 2Cor 6,7; 2Tm 2,15).

Auspico sinceramente che i dirigenti e i professori dei due menzionati Istituti, nonché i loro alunni, tendano con tutte le loro energie a queste finalità, realizzando quello che raccomanda vivamente il Concilio Vaticano II, quando parla dei Seminari Maggiori e, quindi, anche degli Istituti Ecclesiastici: “In essi tutta l’educazione degli alunni deve tendere allo scopo di formarne veri pastori d’anime, sull’esempio di Nostro Signore Gesù Cristo, Maestro, Sacerdote e Pastore. Gli alunni perciò vengano preparati: al ministero della Parola, in modo da penetrare sempre meglio la Parola di Dio rivelata, rendersela propria con la meditazione e saperla esprimere con il linguaggio e la vita; al ministero del culto e della santificazione, in modo che, pregando e celebrando le azioni liturgiche, sappiano esercitare il ministero della salvezza per mezzo del Sacrificio eucaristico e dei Sacramenti; all’ufficio di Pastori, per essere in grado di presentare agli uomini il Cristo” (cf. Optatam Totius, 4).

2.Dinanzi a questo qualificato gruppo di Presuli, di Sacerdoti e di Fedeli della nobilissima Ungheria, vengono spontanei il ricordo, l’ammirazione e la venerazione verso il Santo Re Stefano che, tra il X e l’XI secolo, ottenendo dal mio Predecessore Silvestro II il riconoscimento del regno, dava inizio alla vostra gloriosa storia e diventava, a buon diritto, il padre della Patria, l’apostolo della fede cattolica e il fondatore della Chiesa in Ungheria. Siate sempre fieri di questo grande Santo, che seppe sintetizzare, in perfetta armonia, la coerenza alla fede cristiana, la fedeltà alla Chiesa e l’amore alla propria Nazione!

I miei sentimenti di benevolenza e di affetto nei vostri riguardi li ho manifestati nella mia lettera indirizzata il 2 dicembre scorso al Cardinale Primate, ai Presuli e, con ciò stesso, anche a tutti i cari fratelli e figli d’Ungheria. In tale lettera scrivevo di essere persuaso che la Chiesa Cattolica, la quale ha avuto una parte di sì grande importanza nella storia ungherese, possa anche nel futuro continuare, in un certo senso, a plasmare il volto spirituale della vostra Patria, irradiando sui suoi figli e sulle sue figlie quella luce del Vangelo di Cristo, che per tanti secoli ha illuminato la vita dei vostri concittadini.

Desidero, in questo nostro incontro, rinnovarvi l’espressione dei miei sentimenti e raccomandarvi di proseguire a lavorare, con zelo e dedizione, sempre in armonia tra di voi. Ho appreso con viva soddisfazione che vi dedicate con particolare ed accresciuto impegno, alla formazione della gioventù È questo un primario dovere della Chiesa, la quale è consapevole che “i giovani esercitano un influsso di somma importanza nella società odierna” (Apostolicam Actuositatem, 12). Essi cercano la verità, la solidarietà, la giustizia; sognano e vogliono contribuire alla costruzione di una società migliore, dalla quale siano banditi gli egoismi, ma nella quale siano rispettate l’originalità e l’irripetibilità delle persone umane; cercano una risposta globale ed esauriente ai problemi fondamentali dell’uomo, quali sono quelli concernenti il significato essenziale ed esistenziale della vita. A tali esigenze, a tali interrogativi dei giovani rispondete, con zelo costante, presentando loro il Cristo, la sua persona, la sua vita, il suo messaggio esigente sì, ma carico di speranza e di amore. “L’unico orientamento dello spirito – scrivevo recentemente – l’unico indirizzo dell’intelletto, della volontà, del cuore è per noi questo: verso Cristo, Redentore dell’uomo; verso Cristo, Redentore del mondo. A lui vogliamo guardare, perché solo in lui, Figlio di Dio, c’è salvezza, rinnovando l’affermazione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68; cf. At 4,8-12)” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, II, 7). Continuate in questi vostri sforzi. Il Signore vi aiuterà in ogni circostanza con il suo conforto e con la sua grazia.

3.A conclusione di questo incontro, rivolgo un affettuoso saluto a voi, qui presenti, ai vostri Sacerdoti e Fedeli, e a tutti gli altri Presuli, Sacerdoti e Fedeli di Ungheria, Regno di Maria. Siate sempre saldi nella fede in Dio e in Cristo (cf.1Cor 16,13; Col 1,23; 2,7; Eb 4,14; 1Pt 5,9) e tramandate con chiarezza alle future generazioni questo incomparabile dono del Signore!(cf. Rm 6,17; 1Cor 11,23; 15,3; 2Tm 2,2).

Invoco sulla vostra Nazione la protezione materna della Vergine Santissima, sua celeste Regina; del Santo Re Stefano; di Santa Elisabetta d’Ungheria, “pauperum consolatrix” e “famelicorum reparatrix”; della Beata Edvige, regina di Polonia, lo splendido dono che il vostro Popolo nel XIV secolo ha fatto alla mia Patria d’origine; di tutti i Santi e le Sante che l’Ungheria, per la gloria di Dio, ha donato alla Chiesa e al mondo.

Il mio deferente saluto ed augurio si rivolge anche alle Autorità civili, così come a tutti gli Ungheresi che non condividono la vostra fede.

A voi tutti, ai Presuli, ai Sacerdoti, ai Religiosi, alle Religiose, ai Fedeli di Ungheria imparto una copiosa Benedizione Apostolica.

Pubblicato in 1979

DISCORSO DI PAOLO VI AI SACERDOTI DEL PONTIFICIO ISTITUTO ECCLESIASTICO UNGHERESE

Vi abbiamo riservato un incontro particolare, cari Sacerdoti dell’Istituto Ecclesiastico Ungherese, che siete venuti a farci visita col nuovo Rettore e con le buone Religiose addette alla casa.

Se l’incontro è breve, intenso ed affettuoso è il sentimento con cui vi accogliamo, perché siete figli e, quindi, anche rappresentanti di una terra nobilissima per l’originalità delle sue espressioni civili e per la saldezza delle sue tradizioni cristiane. Voi siete a Roma per completare la vostra formazione, prima di tornare in patria: vi diciamo il nostro compiacimento per il vostro impegno, nella certezza che l’esperienza romana ha già avuto nella vostra vita – come avrà poi nell’esercizio del ministero sacerdotale – un influsso diretto e altamente positivo. Oltre alla preparazione teologica, Roma vi ha dato certo qualcosa, che ciascuno di voi avverte chiaramente: sarà un più maturo senso universalistico; sarà la riflessione sul singolare ruolo della Santa Sede; sarà il proposito di mantenervi sempre fedeli alla Chiesa. Un tale patrimonio di convinzioni e di idee non sari solo un ricordo, ma anche stimolo all’azione e fonte di rinnovata fiducia.

Pensando appunto al vostro futuro ministero, vi impartiamo di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola a quanti hanno avuto cura di voi ed ai vostri congiunti.

Forrás

Pubblicato in 1973